Su Microsoft ora pende un’altra accusa: il razzismo. Sulla versione americana del portale della Micosoft dedicato alle imprese primeggia un’immagine dove sono sedute ad un tavolo di un’azienda tre personaggi, una donna bianco, un uomo di colore e uno dai lineamenti piuttosto asiatici.

Sulla stessa pagina presente nel portale polacco compare un’immagine a prima vista uguale: osservando con più attenzione e facendo il “gioco delle differenze” anche un principiante nota che qui il nero è stato sostituito da un bianco probabilmente americano.

Insomma, stando a questo gesto razzista, nel paese della “melting pot” il nero può anche lavorare a livelli manageriali / aziendali, ma in Europa il mercato ha bisogno di altro. Il fotoritoccatore non è stato neanche particolarmente abile: ai blogger è bastato poco per accorgersi che la figura modificata era innaturale, quasi senza collo, e per di più la mano appoggiata sul tavolo è chiaramente di un uomo di colore.

C’è poi chi ipotizza che la donna sorrida a denti stretti perchè magari non si ricorda i comandi del fantomatico PowerPoint, ma andando avanti con un po’ di spirito d’osservazione si nota che il monitor sulla destra non è collegato ad alcun pc e che il laptop bianco al centro assomiglia pericolosamente ad un MacBook. Insomma dalla pubblicità non solo si evince l’utilità degli strumenti della Microsoft in ambito aziendale, ma anche l’ennesima gaffe.

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